Covid-19, uno sciame di varianti si sta diffondendo in Cina

Mentre si attendono i risultati dei primi sequenziamenti sui tamponi, si avanzano ipotesi sulle dominanti che potrebbero trainare i casi
Nantong provincia del Jiangsu Cina 28 dicembre 2022
Nantong, provincia del Jiangsu, Cina, 28 dicembre 2022CFOTO/Future Publishing via Getty Images

Covid-19: si guarda ancora alla Cina. Dopo il sollevamento delle restrizioni nel paese, e l'ondata di casi – di cui poco a onor del vero, almeno ufficialmente, si sa – l'Occidente teme nuove ondate e cerca di correre ai ripari come può. L'Italia, per esempio, ha appena reagito rendendo obbligatori i tamponi per chi arriva dalla Cina e prevedendone il sequenziamento per la caratterizzazione delle varianti. Da più parti infatti arrivano gli allarmi sulla possibile emergenza di nuove varianti. D'altronde, dopo tre anni di pandemia, lo abbiamo imparato: più il virus corre, più si replica, maggiore è il rischio che emergano nuove varianti. E mentre già per oggi, come anticipato, si attendono i primi risultati in materia  si avanzano le prime ipotesi, catalizzate anche dalla mancanza di dati ufficiali. 

I nomi che si fanno al momento sono di varianti già note.  Qualche anticipazione arriva dalla Meloni, che ha appena detto in conferenza stampa i primi dati sui tamponi che arrivano dalla Cina sono di varianti Omicron già presenti in Italia. Di cui esistono, sappiamo, molte sottovarianti, una in particolare sembra essere al centro delle discussioni: la variante XBB.1.5. Nelle scorse ore a ipotizzare un possibile ruolo di questa sottovariante di Omicron – che si era fatta conoscere per essere verosimilmente più immunoevasiva e interessare, come altre soprattutto le alte vie respiratorie – è stato Francesco Broccolo, dell'Università del Salento.

Gryphon e la mutazione

All'Ansa l'esperto ha spiegato come XBB.1.5 o Gryphon - di cui in realtà XBB.1.5 sarebbe una discendente, al punto da meritare un altro soprannome secondo alcuni - potrebbe essere la variante caratterizzante l'ondata cinese, particolarmente abile a diffondersi: “Sta circolando un vero e proprio sciame di varianti, alcune delle quali rappresenterebbero una evoluzione convergente, prime tra tutte la XBB la quale sta rapidamente sostituendo sottovarianti comuni, come BQ.1 e BQ.1.1. A farla avanzare così velocemente sarebbe una mutazione, chiamata F486P, che le permetterebbe di sfuggire agli anticorpi generati sia da infezioni da Omicron 5 sia dai vaccini, compreso il vaccino a mRNA bivalente e inoltre rafforzerebbe il legame con il recettore ACE2, cioè la porta di entrata del virus, presente soprattutto sulle cellule dell'epitelio respiratorio. L'ipotesi dunque è che accanto al rilascio delle misure – verosimilmente il fattore che più facilita la diffusione di un'infezione respiratoria così contagiosa – anche le varianti possano avere il loro ruolo.

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Non sembra che le nuove sottovarianti di omicron causino malattie più gravi, ma attenzione a naso che cola e disturbi intestinali

A far ipotizzare un ruolo di questa variante di Covid-19 in particolare anche la situazione epidemiologica negli Stati Uniti, dove nelle ultime settimana XBB è cresciuta, arrivando a rappresentare ora circa il 18% di tutti i sequenziamenti. Secondo alcuni attenti osservatori, come Eric Topol, XBB.1.5 diventerà dominante nelle prossime settimane. E che invece i Cdc paiono non tenere abbastanza in considerazione, secondo Topol.

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